Qualcosa sta cambiando?

Arte pugliese: ‘splendido isolamento’ o work in progress? di Simona Caramia

Maria Grazia Carriero, Le nove valigie di Bèla Zsolt, Installazione, 250x65x300cm, 2009

Si ripete spesso che l’arte al sud sia penalizzata, che i grandi movimenti e le gallerie più influenti siano nel nord d’Italia, che i “nostri” artisti siano quelli più mortificati.. poco considerati in rassegne nazionali ed esclusi dal mercato.

Mi chiedo se sia proprio così! Se piuttosto fossimo noi ad auto-penalizzarci, vittime del nostro stesso vittimismo? Per rifarmi al noto critico calabrese Tonino Sicoli, «solo superando antichi complessi di inferiorità e rompendo il loro “splendido isolamento”» gli artisti (meridionali) possono incontrarsi e confrontarsi, anche a livello nazionale. E se l’artepugliese soprattutto – si fosse già tratta dall’oscurità di quello “splendido isolamento”?

Numerose le gallerie, i critici e gli artisti che mostrano il loro rinnovato impegno nel promuovere eventi, workshop e quant’altro per ravvivare lo scenario locale ed elevarlo, alla pari di quello settentrionale. Lo dimostra da anni la città di Bari e la sua provincia, sempre attenta alla fenomenologia dell’arte contemporanea; tuttavia non bisogna trascurare altre realtà valide che si muovono in questo ambito.

Tra tutte la Primo Piano LivinGallery di Lecce, i cui eventi sono curati da Dores Sacquegna. Ad inaugurare il 2011 è la mostra La storia siamo noi perchéci raccontiamo, un viaggio nell’essere – individuale e collettivo – attraverso lo sguardo lungo dell’arte, recuperando le proprie radici e la memoria storica. Interessanti le Nove valigie di Maria Grazia Carriero: i suoi quarantanove personaggi in terracotta smaltata evocano civiltà multietniche, identità in movimento che convivono.Tra pittura, installazione, fotografia, performance e video arte, la mostra annovera anche i contributi di Peter Barbor, Rodrigo Dada, Peter De Boer, Ana Galan, Til Köhler, Ioan Herteg, Andrew Lindsay, Malin Petterson Oberg, Alee Peoples, Stephanie Powell, Edoardo Serafim, Fernando Schiavano, Gruppo Sinestetico, Jang Soon Im.

Angela Loveday - Help me I'm in Hell

Un’altra galleria pugliese nota nel territorio è la Paolo Erbetta Arte Contemporanea di Foggia, che ospita la doppia personale di Luca Spano e Angela Loveday, due giovani artisti che impongono, tramite il loro sguardo “sovrano”, un ordine di soggettività nella percezione della realtà. Entrambi si avvalgono del linguaggio fotografico. Spano presenta quindici lavori di piccolo formato dal titolo One, che narrano la Sardegna, terra a cui è fortemente legato. La Loveday con il progetto Help me I’m in hell, espone dieci grandi fotografie in cui propone una interpretazione personale delle molteplicità dell’esistenza umana.

Oltre il territorio pugliese, anche la Calabria può contare su un variegato movimento artistico. Catanzaro, capoluogo di regione, vanta la presenza del Centro per l’arte contemporanea Open Space e del MARCA (Centro delle arti di Catanzaro). Quest’ultimo, attivo già da tre anni, ha inaugurato la nuova stagione artistica a metà dicembre con una collettiva, intitolata Community. La ritualità collettiva prima e dopo il web. Curata da Alberto Fiz, direttore artistico del museo, e da Luca Panaro, la mostra presenta i lavori di Alterazioni Video, Marina Ballo Charmet, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Vanessa Beecroft, Cristian Chironi, Mario Cresci, Paola Di Bello, Flatform, Nino Migliori, Adrian Paci, Franco Vaccari, Naomi Vona e Carlo Zanni, tutti artisti che si avvalgono della moderna teknè e dei nuovi linguaggi per le rispettive ricerche artistiche, ma che al contempo si interrogano sull’idea di comunità sociale, in un’epoca di radicali trasformazioni in cui la tecnologia ha assunto un ruolo prioritario.

Infine, l’Open Space propone una mostra, dal titolo Silenziose complicità, in cui quattro noti artisti contemporanei si confrontano con quattro grandi maestri del passato. Caterina Arcuri reinterpreta la Morte della Vergine di Caravaggio, in un labile confine tra vita e morte. Giulio De Mitri mostra quanto La bellezza – di Adone e Venere di Canovacorrompe, umanizzando lo sguardo della dea con occhi femminili. Alfredo Maiorino omaggia Piero della Francesca, focalizzando l’attenzione sulla coppa, oggetto archetipale, del Battesimo di Cristo. Umberto Manzo evoca il leonardiano canone aureo dell’Uomo Vitruviano: restano un cerchio ed un torso di uomo.

Questi validi eventi d’arte fanno ben sperare..

Qualcosa sta cambiando? Io credo che il cambiamento sia già avvenuto e che, in un gioco di rimandi, spetti a noi – addetti ai lavori o fruitori – cogliere gli sviluppi e/o addirittura diventare parte attiva di questo work in progress.

Ovviamente, la risposta è personale, e quindi soggettiva, pertanto la domanda rimane aperta.

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